 CORFU - LA VECCHIA CITTA Nel giugno 2007 la Città Vecchia di Corfù è stata inserita nell'UNESCO World Heritage List. La lista include più di 850 siti di interesse culturale o paesaggistico (al giugno 2007). Dai tempi delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, tutte queste liste si sono prestate a molte critiche e quella dell'UNESCO non fa eccezione: la scelta dei siti archeologici è di difficile comprensione: Efeso e Pergamo non sono incluse, mentre altri siti con monumenti di minore interesse lo sono.  La Città Vecchia vista dalla Fortezza Vecchia L'UNESCO ha dichiarato che "la Città Vecchia di Corfù con i suoi tre forti veneziani e le sue abitazioni neoclassiche è stata inclusa nella lista quale esempio di porto mediterraneo fortificato che ha conservato la sua autenticità e completezza". Mentre è corretto fare riferimento a tre fortezze due di esse sono normalmente chiamate la Fortezza Vecchia (vedere una pagina sulle fortificazioni della città).

Una stampa del Cinquecento che raffigura la città medievale in quella che più tardi divenne la Fortezza Vecchia
La Città Vecchia di Corfù è a dire il vero una città nuova; fino al primo Cinquecento il centro abitato era tra le due fortezze che oggi costituiscono la Fortezza Vecchia. Fu trasferito nella sua posizione attuale quando i Veneziani ristrutturarono il sistema difensivo di Corfù con la costruzione di una nuova fortezza a ponente delle precedenti; la nuova città si sviluppo nello spazio tra le vecchie e la nuova fortezza. 
S. Maria del Rosario e il quartiere adiacente visto dalla Fortezza Nuova L'aspetto della Città Vecchia ricorda molto quello di Venezia con edifici piuttosto alti (per la scarsezza di spazio), un labirinto di stradine e slarghi di fronte alle chiese. 
Eroi del periodo veneziano: (a sinistra) monumento a Francesco Morosini; (a destra) monumento del 1718 a Johann Matthias, Conte di Schulenberg di Antonio Corradini
Francesco Morosini difese a lungo Candia: alla fine la città si arrese nel 1669 dopo un assedio che durò più di venti anni, ma Morosini ottenne condizioni di pace molto onorevoli. Nel 1684 Venezia mosse guerra all'Impero Ottomano: Morosini conquistò Santamaura, Vonizza e Preveza; nell'anno successivo quasi tutta la Morea cadde in mano veneziana e nel 1687 Morosini assediò Atene, che cadde in soli sei giorni. Nel 1688 Morosini fu eletto Doge. Il monumento lo ritrae con il corno dogale. E' rimarchevole il fatto che il monumento sia stato eretto quando Morosini era ancora in vita, un onore che la Repubblòica di Venezia fu sempre restia a concedere. Un'altra eccezione fu fatta per Johann Matthias Conte di Schulenberg che comandò la difesa di Corfù durante l'assedio del 1716: la statua è un'opera di Antonio Corradini, un valente scultore che ritrasse il generale nelle vesti di un imperatore romano, però con una armatura del Rinascimento e con la parrucca che andava di moda nel Settecento.  A spasso nella Città Vecchia
La dichiarazione dell'UNESCO fa riferimento all'architettura neoclassica, ma l'atmosfera della Città Vecchia è tutto meno che neoclassica.  Campanili e cupole: (da sinistra a destra) Cattedrale cattolica; S. Spiridione; una chiesetta vicino alle mura marittime; Madonna del Rosario
La Città Vecchia è piena di interessanti edifici del Seicento e del Settecento: una ricchezza che è molto rara in Grecia. Il campanile della Cattedrale cattolica ricorda quello di S. Marco a Venezia.  Un angolo di Venezia
Questa piazzetta non è facile da trovare, ma ne vale la pena: nel 1690 Antonio Cocchini, appartenente ad una importante famiglia, fece costruire una bella vera da pozzo PRO COMMUNI BENEFICIO (l'iscrizione è ripetuta in greco). La piazzetta è giustamente chiamata Campiello.  Vere da pozzo veneziane: (sopra) nella Fortezza Vecchia; (sotto) nei giardini della spianata (ricollocata)
Altre vere da pozzo si sono conservate: magari non sono opere di grandi artisti ma danno a Corfù un caratteristico aspetto veneziano.  Architettura barocca: (a sinistra) Mitropolis; (a destra) S. Maria del Rosario
I Veneziani lasciarono un ampio spazio tra la Fortezza Vecchia e le prime case; ciò era dovuto a motivi di difesa nel caso il nemico fosse riuscito ad entrare in città; esso non avrebbe potuto nascondersi tra le case per lanciare l'assalto all'ultima fortezza. Lo spiazzo è ancor oggi chiamato all'italiana Spianada: i Francesi ne fecero un giardino pubblico e costruirono sul suo lato occidentale una serie di palazzi con portici (simili alla parigina Rue de Rivoli); gli Inglesi vi aggiunsero un campo di cricket e la residenza del governatore (vedi la prima foto della pagina). Questa parte della città non viene inclusa dagli abitanti nella Palea Poli (Città Vecchia), dove il Barocco è lo stile prevalente.

Altri aspetti barocchi
CORFU-LE FORTIFICAZIONI Corfù costituì una importante base nei piani di espansione a oriente del Regno di Napoli ai tempi dei Normanni e degli Angioini. L'isola fu occupata fu da loro occupata per lunghi periodi; ad essi subentrarono per breve tempo i Genovesi, suscitando la reazione di Venezia che con l'ammiraglio Giovanni Miani li constrinse ad andarsene. La bandiera con il Leone di S. Marco fu issata nel maggio del 1386 and nel 1401 Ladislao, Re di Napoli formalmente riconobbe (dietro compenso) la sovranità veneziana sull'isola.
 (sopra): la città di Corfù tra la Fortezza Vecchia (a sinistra) e quella Nuova (a destra); (sotto) la FOrtezza Vecchia vista da sud: in primo piano il Castello della Campana e dietro il Castel da Mare
I Veneziani rafforzarono due fortezze che proteggevano il piccolo borgo medievale che sorgeva tra di esse: la città antica di Corcyra, dove Re Alcinoo ospitò Ulisse e ne facilitò il ritorno ad Itaca, era situata poco a sud della cittadina medievale. 
Fortezza Vecchia: (a sinistra) le caserme costruite durante il protettorato britannico, dietro ad esse il Castel da Mare e sullo sfondo la costa della Grecia; (a destra) un bastione cinquecentesco sul lato settentrionale della fortezza.
Per i Veneziani Corfù era la Porta del Golfo perchè l'isola permetteva il controllo dell'accesso al Mare Adriatico (o Golfo di Venezia) che la Serenissima considereva alla stregua di proprie acque territoriali. L'isola è parallela alla costa dell'Epiro e la città sorge in una posizione centrale dalla quale controlla i due stretti che chiudono il braccio di mare che la separa dal continente. Le fortificazioni medievali furono modificate con l'aggiunta di terrapieni e bastioni circolari per adeguarle allo sviluppo dell'artiglieria. 
Fortezza Vecchia: Castello della Campana e il Leone di S. Marco scolpito sul bastione circolare: in basso la chiesa di S. Giorgio, una sorta di tempio neoclassico, costruita nel 1830 dall'amministrazione britannica.
Data la sua grande importanza strategica Corfù ebbe a subire gli attacchi degli Ottomani, i quali nella seconda metà del Quattrocento si erano impadroniti dell'Epiro e dell'Albania. Gli abitanti di Corfù, oltre a contribuire alla difesa della propria isola combatterono con i Veneziani a Parga e a Butrinto nel 1454 e all'Istmo di Corino e a Patrasso nel 1462. Alla battaglia di Lepanto (1571) erano presenti quattro galee di Corfù con 1500 uomini. Nel 1537 e nel 1716 Corfù fu assediata dagli Ottomani. 
Fortezza Vecchia: (a sinistra) Bastione Savorgnan (visto dalla fortezza); (a destra) Bastione Martinengo (visto dal ponte di ingresso alla fortezza)
Nel 1537 Khayr al Din Barbarossa, un corsaro che era divenuto ammiraglio della flotta ottomana, invase l'isola e assediò la città: l'attacco era parte di un più vasto piano concepito dal Sultano Solimano il Magnifico. Egli si era alleato con Re Francesco I di Francia che era in guerra con l'Imperatore Carlo V e si apprestava ad invadere i possedimenti spagnoli nell'Italia meridionale. Allo scopo di assicurare una adeguata linea di rifornimento alle sue truppe egli aveva bisogno di conquistare Corfù. La decisione fu però presa in ritardo e 25.000 soldati ottomani sbarcarono solo alla fine di Agosto; Khayr al Din Barbarossa si rese presto conto che erano insufficienti alla bisogna e dovette attendere rinforzi prima di lanciare i propri attacchi; questi tuttavia si infransero contro le difese veneziane ed essendo la stagione già molto inoltrata gli Ottomani dovettero desistere e levarono l'assedio. Il successo veneziano del 1537 fu però oscurato l'anno seguente dalla sconfitta subita da una flotta Cristiana nelle acque di Preveza: essa assicurò agli Ottomani il predominio sul mare; ciò indusse il Senato veneziano ad approvare unprogramma di rafforzamento delle fortificazioni dell'isola che permettesse di sostenere un nuovo, più lungo assedio. Per questo motivo fu scavato un canale che isolava la Fortezza: esso era protetto da due possenti bastioni così che la flotta veneziana vi potesse stare al sicuro. 
Mappa delle fortificazioni di Corfù: A) Castel da Mare; B) Castello della Campana; C) Canale; D) Città; E) Fortezza Nuova; F) Mura; G) Altre fortificazioni (cortesia di VENIVA).
Il programma sviluppato dagli architetti militari veneziani non si limitò ai nuovi bastioni: quasi tutti coloro che vivevano nella vecchia cittadina medievale nella Fortezza Vecchia dovettero trasferirsi nel borgo fuori di essa. Questo fu circondato da mura e una nuova fortezza fu costruita su di una collina alla sua estremità occidentale; nel tempo la toponomastica cambiò e il Castello della Campana unitamente a quello da Mare assunse la denominazione di Fortezza Vecchia e il borgo fu chiamato città (ed oggi viene definito Città Vecchia (questa è la denominazione con la quale nel 2007 l'UNESCO lo ha inserito nella sua World Heritage List).  (a sinistra) Leoni di S. Marco conservati alla rinfusa nella Fortezza Vecchia negli anni Novanta; (centro) come sono attualmente esposti; (a destra) il monogramma di Re Giorgio IV d'Ingilterra su uno dei cannoni della fortezza La Fortezza Vecchia conserva molte iscrizioni e bassorilievi del periodo veneziano: nel passato non erano tenuti in gran conto mentre oggi (2007) sono ordinati e correttamente esposti. Quel che rimaneva della cittadina medievale (inclusa la cattedrale) fu distrutto nell'Ottocento quando durante il protettorato britannico furono costruite delle caserme; una nuova chiesa fu costruita su di una terrazza ai piedi del Castello della Campana: fu dedicata a S. Giorgio (forse in onore dell'allora regnante Re Giorgio IV). Piuttosto che una chiesa pare un tempio antico, anche se gli antichi Greci difficilmente lo avrebbero costruito in quella posizione.  La Fortezza Nuova (a sinistra) - porta della città ( a destra)
In conseguenza della caduta di Candia Corfù divenne ancora più importante per la difesa degli interessi veneziani. Nel 1716 ebbe luogo il secondo assedio della città. In quell'anno il Sultano Achmet II mosse da Butrinto con una armata di 30000 uomini; vi sbarcò l'8 luglio ma la sua flotta fu attaccata vittoriosamente da quella veneziana e ciò ritardo l'attacco alla città. L'assedio iniziò il 19 luglio con il nemico attestato ad ovest della Fortezza Nuova. 
Fortezza Nuova: Leoni di S. Marco apposti sulle sue mura
I Leoni di S. Marco della Fortezza Nuova hanno in genere un aspetto pacifico con l'eccezione di quello sulla Porta Marina: con le fauci aperte sembra che voglia egli stesso aggredire il nemico. A costo di gravi perdite gli assedianti riuscirono ad impadronirsi delle fortificazioni esterne alla fortezza ma ciò le espose ancor di più al fuoco dei cannoni veneziani; inoltre il fianco sinistro del loro accampamento era battuto dalla flotta veneziana. Una sortita veneziana non ebbe grande successo e gli Ottomani tennero le loro posizioni; il loro comandante però si rese conto del suo precario posizionamento; decise perciò di lanciare un attacco in grande stile prima di essere logorato dall'artiglieria veneziana. Nella notte del 18 agosto gli Ottomani riuscirono ad impadronirsi di un rivelino della fortezza e da lì con ripetuti assalti cercarono di penetrare nella sua parte centrale, ma furono respinti; mentre gli assalti si rinnovavano una sortita veneziana li costrinse a desistere; il giorno seguente un furioso temporale agostano allagò il campo ottomano ponendo fine all'assedio. La vittoria fu attribuita in parte all'abilità del Conte von Schulenberg che comandava la difesa della città e in parte all'intervento miracoloso di S. Spiridione. Il Senato veneziano onorò il prode comandante erigendogli una statua all'ingresso della Fortezza Vecchia, mentre donò alla chiesa di S. Spiridione una bella lampada votiva da tenere accesa in perenne ricordo del suo intervento.  Fortezza Nuova: modifiche ottocentesche apportate dall'amministrazione britannica
La Fortezza Nuova è oggi (2007) aperta al pubblico con l'eccezione di una piccola parte ancora occupata dalla Marina Militare Greca. Corfù fu veneziana per più di quattro secoli fino al 1797; seguì in periodo assai confuso che terminò nel 1815 quando il Trattato di Parigi stabilì che i possedimenti veneziani nel Mar Ionio costituissero una repubblica (Repubblica dell'Eptaneso) sotto protettorato britannico; ciò spiega come alcuni edifici della Fortezza Nuova siano dedicati alla Regina Vittoria.  Fortezza Nuova: veduta di un rivelino
I rapporti tra gli abitanti di Corfù e l'amministrazione veneziana furono a volte molto tesi a causa dell'esosa fiscalità imposta dalla Dominante (come Venezia veniva chiamata al tempo). Tuttavia il governo veneziana contribuì allo sviluppo economico e commerciale dell'isola; ad esso va attribuita la presenza di una fiorente agricoltura (ed in particolare degli oliveti) che rende splendido il paesaggio di Corfù.  (a sinistra) Un tratto delle mura della città; (a destra) ingresso alle caserme veneziane
Gran parte delle mura che circondavano la città sono state sacrificate alle esigenze della vita moderna; così anche parte delle case nella parte meridionale dell'antico abitato sono state sostituite da più moderni edifici; in alcuni casi vi sono state variazioni d'uso: così il teatro è divenuto il municipio e le caserme sono state adibite ad altri uffici pubblici. La parte settentrionale ha mantenuto quasi del tutto inalterato il suo aspetto veneziano (vedi la pagina seguente).
Estratto da Memorie Istoriografiche del Regno della Morea Riacquistato dall'armi della Sereniss. Repubblica di Venezia stampato a Venezia nel 1692:
Isola di Corfù Tra l'Isole dell'Ionio della Veneta Republica, tiene riguardevole luogo Corfù, qual è situata nell'ultima parte del Golfo di Venezia bagnata dal Ionio. Anticamente li furono dati diversi nomi, da Omero fù chiamata Scheria; da Climaco Drepano, che in lingua Greca significa falce, da altri fù detta Efisa, Corinto, e da Poeti Phenacia, da Macride nutrice, di Dionisio Macria, dal Porcacchi Effiso da altri Cassiopea, Argos, Ceraunia, da Dionisio ne suoi comentarij fù detta Corcyra, da altri Cercira, che finalmente dal volgo fù il nome mutato in Corfù, ch'al presente ritiene. Benche non sia l'Isola più grande del Mediterraneo, e però la più grande dell'Adriatico, essendovi stati habitatori Giganti. La sua lunghezza secondo Plinio è di miglia 94, e come scrive il Volterano di miglia 97 italiani; non corrisponde però tal misura à quella d'hoggidì più ristretta, e forse v'havrano incluso l'Isola di Paxo, quale come registra il Paruta, era unita a Corfù; i terremoti la divisero per lo spatio di dieci Miglia, come seguì all'Isole di Santamaura, di Cipro, e di Sicilia. Al presente Corfù non è lungo, che settanta miglia da Ponente in Levante, e largo dal Capo verso Ponente miglia 20, e da quel di Levante 12; in altri luoghi più e meno, di maniera che tutto il giro è di miglia 120 e discosta per Levante da Capo d'Otranto incirca miglia 60, da Venezia 700, da Tramontana per il Promontorio ov'è il scoglio della Serpe confina coll'Epiro, lontana un miglio in circa, e per l'altro, che guarda a Levante è distante miglia venti: questi due promontorij rinserrano trà la terra fermaun seno di Mare, che communemente si chiama Canale di Corfù. E posta tra li gradi 39, e 41 di latitudine settentrionale, e il grado 44, e 45 di longitudine, principiandola dalla aprte più occidentale dell'Isola del Ferro. Hà la sembianza di falce, come s'è detto, la Città è situata nel mezzo sopra un promontorio, che sporge in fuori. Di questa figura favolleggiano i Poeti, che Cerere havendo richiesto a Vulcano la falce per donarla a Titani, ottenuta la nascose nella più interna parte dell'Isola; mà poi dal continuo flusso del Mare corrosa, lasciò stampate le sue vestigie nella Terra; più favoloso però è l'Interprete di Tineo historico, quale racconta, c'havendo Saturno tagliato i gentali di Celo, ò pur Giove, quei di Saturno con la falce tosto gettoli nel Mare, e che da loro nascessero due monti, sopra de quali furono con il tempo fondate le due Fortezze inespugnabili di Corfù, ed acciò vivesse eterno questo fatto, prese Corfù la forma di falce. E quest'isola divisa in quattro parti, che si chiamano da Paesani Balie. La prima verso Levante è nominata Leschimo dal Marmora, Leuchino dal Porcacchi, e Leucimme da Tucidide. La seconda dalla parte da Ponente è chiamata Laghiro, o Agirù. La terza Mezzo; la quarta Loros, over Oros. Qualunque di questa hà i suoi distretti, e territorij. Tutta l'Isola è occupata da un'aria ottima, come s'argomenta dalli Boschi d'aranzi, e di cedri, ch'in abbondanza vi si coltivano. Hebbero ben ragione i Poeti di celebrare cotanto gl'horti del Rè alcinoo, che quivi tenne la residenza, mentre il terreno è molto fertile per le biade, copia di miele, e di cera, e della gran quantità de vini, e d'oglio di singolar bontà; hà ancora dalla parte di Tramontana molte belle pianure. Il primo territorio di Leschimo, in cui risplende qualche memoria dell'antica, è Vescovale Città di Gardichi lontana due miglia dal mare di Garbino, è famosa per un fonte, che scorrendo in fiume stretto, sbocca nel mare; le sue acque servono al lavorio di numerosi molini: In questo Territorio vi sono 25 ville popolate da dieci mille persone, benche la grossa villa di Potami, cosi nominata dal canale, che la divide habitata da persone civili, e commode, chimare si possa villaggio. Quest'ha un canale per cui navigano li Navilij al Mare. Il Territorio di Laghiro col nome ancora d'Agirù è situtato a Ponente, abbondante ne campi di vitto humano; vi sono otto mille habitatori in venti villaggi, e più ve ne sarebbero, se dagl'Africani non fosse stata demolita la Città fondata sopra d'una Penisola, in cui al presente risiede un monastero di molti Religiosi, c'hanno consacrato il Tempio al nome di Maria; la Chiesa si chiama Palio Castrizza, e il Castello si nominò Angelo Castron, che nel promontorio Palacrù fondò Michiele Comneno Imperatore, e hoggidì s'appella S. Angelo, il Terzo Territorio è Mezzo, in cui è posta la Città di Corfù; a secoli andati un'altra maggiore ne rinserava, nel suo distretto. In 60 miglia di dominio signoreggiano 30 Castelli, ò Villaggi, ch'assieme con la Città capitale tengono venticinque mille Persone, il Quarto Territorio e Loros, over Oros numeroso di 25 luoghi dentro il circolo di quaranta miglia populati d'otto mille anime; il capo di questo anticamente era Cassiope, hor Cassopo Città famosissima. L'Isola non ha fiumi, dalla parte però di Garbino v'e un fiume detto Mensogni, il quale sorge da un luogo, dov'era la Fortezza chiamata Cardicchi; mà questo, come ancora gl'altri sono più tosto torrenti, che fiumi. I popoli di quest'Isola quali fossero, varij sono i pareri, come si vede nelle storie di Corfù del Marmora; hoggidì sono per lo più tutti Greci, e vivono conforme il rito Greco. Nota Eustachio sopra Dionigi che l'Isola di Corfù fù già assai potente in Mare, e nel tempo della Guerra de Persi contro la Grecia pose in mare trenta Galere armate. Non solo per le storie de Greci, e nominata quest'Isola; ma anco per quelle di Tucidide, narrandosi le battaglie della Morea, nelle quali i Corcirrensi intervennero molto spesso. Si vede in Livio ancora, ch'essi furono con Q. Fulvio Flavo in armata a custodire la costa di Calabria, e andarono a perseguitare gl'Ambasciatori Cartaginesi, quali da Annibale furono inviati a fermare i capitoli della col Re Filippo di Macedonia, quali presi, e condotti al Prefetto, furono mandati a Roma. Quest'Isola dominata molto tempi dalli Re di Napoli, postasi in libertà dall'agitazione di quel Regno, si diede all'ubbidienza della Republica, facendo prima consapevole Gio: Penefasco, ch'in quella Città era Console per i Veneti, il quale portò l'avviso al Senato, e per quietare il Principe di Taranto, che pretendeva ragione, gli fù inviato Pietro Compitelli, ò Campitelli Secretario, acciò gli rappresentasse il pericolo, che seguirebbe, se quell'Isola cadesse in mano nemica, ed'offerendoli buona somma di denaro, procurasse indurlo a contentarsi. L'Isola al riporto del Porcacchi si fè vassalla alla Republica l'anno 1322; ma alli 9 Giugno 1327 Gio: Miani Capitan del Golfo veramente la conseguì da Riccardo Altavilla, e da Gio: Alessio Cavalila; se bene il Marmora asserisce ciò esser accaduto l'anno 1386, a 20 di Maggio, e lo ricava dalle scritture autentiche estratte da quelli Archivij, il che seguì anco per opera, e consiglio del Padre Maestro Giulio Vanello Conventuale di S. Francesco Predicatore celeberrimo, e soggetto per la sua virtù, e bontà di gran concetto, e stima, nella dui cui Chiesa di S. Francesco in quel tempo nominata S. Angelo, operò che il Miani prendesse le Chiavi, e Possesso della Città, in memoria di che, fino il giorno d'oggi nella stessa si portano assieme con tutto il Clero, li Pubblici Rappresentanti ogn'anno nel giorno sudetto di 20 Maggio, a quali dal Reverendissimo Protto Papà viene ravvivata la memoria d'essa fonzione, e dedicatione, e dalla pietà del Principe, sono stati assignati due ducati annui d'applicarsi in tanta cera à quella Chiesa, per sola ricognitione di si grata memoria verso la Religione Serafica, quali sino di presente quel Convento li conseguisce dalla fiscal Camera di Corfù. In questa maniera fù posseduta fin l'anno 1401 alli 16 d'Agosto nel qual tempo Ladislao Rè di Napoli figliolo di Carlo per lo sborso di trenta mille ducati la cedè libera alla Republica. Si è sempre mantenuta a Veneti, da questi bene guardata, e custodita, perche molto necessaria alla conservatione dell'Impero del Mare; mentre ha porti buoni, e capaci di ricoverare l'armate con molto commodo, prossime alla difesa dell'altre Isole, e Stati di Levante, impedendo all'Armate nemiche l'ingresso in Golfo, le quali non ardirebbero passare avanti, lasciandosi alle spalle un'altra armata nemica in fortissimo sito; ond'à ragione chiamasi per antonomasia Porta del Golfo, Antemurale d'Italia, Propagnacolo contro de Barbari. In quest'ultimi tempi cresciuta la forza dell'Ottomano, la Republica a beneficio commune della Christianità con edificij riguardevoli a sborso di gran danaio hà fatto questa Fortezza inespugnabile; poiche nel mezzo circolo dell'Isola sporge in fuori un scoglio sassoso sopra dicui è posta la Fortezza Vecchia, da tutte le parti circondata dal mare, eccetto la sua fronte da terra, qual'è coperta da due Baluardi con sua cortina, e buona fossa, che da mare a mare trapassa. Sott'à quest'è la Città, a cui è attaccata la Fortezza Nuova inalzata sopra il monte S. Marco con infinita spesa del del Publico per far fronte, e predominare l'altezza del Monte d'Abram, che vi stà dirimpetto, del qual'ultimamente buona parte fù spianato. La Città che vanta da Enea li suoi natali, hà il titolo d'Archiepiscopale. Sei Nobili Veneti vengono dalla Republica mandati a reggerla, e durano in officio 24 mesi. Il primo hà titolo di Bailo, il Secondo di Proveditore, e Capitano, il terzo, e il quarto de Consiglieri, uno che risiede nella Città della Fortezza vecchia, l'altro nella Città; il quinto di Capitan Grande nella Fortezza nova; e il sesto di Castellano del fortissimo Castello della Campana nella Città vecchia. Nel 1537 vennero sopra l'Isola alla Campana della Città Vecchia 25 mille Turchi commandati da Barbarossa per ordine di Solimano con 30 pezzi d'Artiglieria; ergerono quattro Cavallieri, gl'armorono di cannone; mà per la distanza non poterono le palle far brecchia nella muraglia; all'incontro l'artiglieria della principal Fortezza faceva gran strage di Turchi; cinque Galee si sommersero, e quella del Barbarossa restò colpita da cannonata. Fù mandato a Roma un'Estraordinario all'Ambasciatore Veneto, acciò rappresentasse al Papa, ed'il Papa all'Imperatore, quanto danno havrebbe apportato la perdita di Corfù a Napoli, alla Puglia, alla Sicilia, ed à tutta l'Italia, e ch'oprasse, che l'Imperatore unisce cinquanta Galee, e cinquanta Navi, alte volte esibite contro il Turco, alle cento Galee, alle Galeazze, ed'altrettante Navi, e tre Galeoni della Republica. Aggradì il Pontefice tal'officio procurò tosto d'aiutare la Christianità; ma senza frutto, ad'ogni modo la Republica fece fronte all'Ottomano, forzò li Barbari ad'una vergognosa ritirata, rimanendo libera senz'altr'aiuto Corfù, Piazza di tant'importanza. |
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