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Samstag, 04. September 2010
Itaca (Ithaki) PDF Stampa E-mail
Scritto da R.Piperno   
Martedì 05 Febbraio 2008 11:02

English Version

Itaca (Ithaki) 

Date principali:
- 1085 Roberto il Guiscardo, Re normanno di Napoli occupa per breve tempo l'isola
- 1194 Matteo Orsini fonda uno stato autonomo in Cefalonia (Contea Palatina di Cefalonia, che includeva anche Itaca and Zante)
- 1483 Gli Ottomani occupano Itaca
- 1500 I Veneziani si impadronoscono di Cefalonia ed Itaca
- 1797 Alla caduta della Repubblica di Venezia Itaca è occupata da truppe francesi

L'eroe di Itaca

L'eroe di Itaca


Non si può parlare di Itaca senza pensare ad Odisseo/Ulisse, a sua moglie Penelope e allo straordinario racconto omerico del suo viaggio e della di lei sopportazione.

Ulisse, il figlio di Laerte, io sono,
Per tutti accorgimenti al mondo in pregio,
E già noto per fama in sino agli astri.
Abito la serena Itaca, dove
Lo scotifronde Nérito si leva
Superbo in vista, ed a cui giaccion molte
Non lontane tra loro isole intorno,
Dulichio, Same, e la di selve bruna
Zacinto. All'orto e al mezzogiorno queste,
Itaca al polo si rivolge, e meno
Dal continente fugge: aspra di scogli,
Ma di gagliarda gioventù nutrice.

Odissea - Canto IX - traduzione di Ippolito Pindemonte


 

 

L'Istmo di Itaca

L'istmo di Itaca e dietro ad esso Cefalonia (Baia di Samo)


 

Itaca è situata ad oriente di Cefalonia dalla quale la separa un lungo e stretto braccio di mare. Itaca ad un certo punto diventa molto stretta: la parte settentrionale è piuttosto selvaggia e gli archeologi vi hanno trovato tracce di edifici molto antichi che sono naturalmente stati identificati come reggia di Ulisse.
Tuttavia non tutti concordano con l'identificazione di Itaca con l'isola del poema omerico.

Veduta della baia meridionale

Veduta della baia meridionale dal sito della cittadina veneziana


 

La ratta nave ad Itaca approdava.
Il porto è qui del marin vecchio Forco,
Che due sporgenti in mar lidi scoscesi,
E l'uno all'altro ripieganti incontra,
Sì dal vento riparano e dal fiotto,
Che di fune mestier non v'han le navi.

Odissea - Canto XIII - traduzione di Ippolito Pindemonte

 

La descrizione omerica della baia nella quale i Feaci lasciano Ulisse si adatta molto bene a quella di Vathi nella parte meridionale di Itaca. I Veneziani ne parlavano come di un eccelente porto naturale: profondo, ampio e ben protetto dai venti.

La baia di Vathi

(a sinistra) La baia di Vathi; (a destra) il sito della cittadina veneziana sulla collina sopra Vathi


 

In questo porto ai Feacesi conto,
Dirittamente entrò l'agile nave,
Che sul lido andò mezza: di sì forti
Remigatori la spingean le braccia!
Si gittaro nel lido; e Ulisse in prima
Co' bianchi lini e con la bella coltre
Sollevâr dalla nave, e seppellito
Nel sonno, siccom'era, in su l'arena
Poserlo giù. Poi ne levaro i doni,
Ch'ei riportò dalla Feacia gente,
Per favor di Minerva, e al piede uniti
Li collocaro della verde oliva,
Fuor del cammin, non s'avvenisse in loro
Vïandante, e la man su lor mettesse,
Mentre l'eroe dormìa. Quindi ritorno
Fean con la nave alla natìa contrada.

Odissea - Canto XIII - traduzione di Ippolito Pindemonte


Oggi Vathi è una cittadina sul bordo del mare mentre nel passato era posta in posizione più difendibile sul fianco della montagna.

 

Vecchie piante di Olivo

Vecchie piante di olivo


Uno degli episodi più commoventi dell'Odissea è quello nel quale Penelope, che è ancora dubbiosa dell'identità dello straniero che ha piegato l'arco diUlisse e con quello ha ucciso i Proci, gli tende un tranello e ordina che il suo letto venga spostato.

Crucciato ei replicò: "Donna, parola
T'usci da' labbri fieramente amara.
Chi altrove il letto collocommi? Dura
Al più saputo tornerìa l'impresa.
Solo un nume potrebbe agevolmente
Scollocarlo: ma vivo uomo nessuno,
Benché degli anni in sul fiorir, di loco
Mutar potrìa senza i maggiori sforzi
Letto così ingegnoso, ond'io già fui,
Né compagni ebbi all'opra, il dotto fabbro.
Bella d'olivo rigogliosa pianta
Sorgea nel mio cortile, i rami larga,
E grossa molto, di colonna in guisa.
Io di commesse pietre ad essa intorno
Mi architettai la maritale stanza,
E d'un bel tetto la coversi, e salde
Porte v'imposi e fermamente attate.
Poi, vedovata del suo crin l'oliva,
Alquanto su dalla radice il tronco
Ne tagliai netto, e con le pialle sopra
Vi andai leggiadramente, v'adoprai
La infallibile squadra e il succhio acuto.
Così il sostegno mi fec'io del letto;
E il letto a molta cura io ripolìi,
L'intarsïai d'oro, d'avorio e argento
Con arte varia, e di taurine pelli,
Tinte in lucida porpora, il ricinsi.

Odissea - Canto XXIII - traduzione di Ippolito Pindemonte

L'olivo era molto importante per l'Itaca di Ulisse quando l'olio integrava la magra dieta dei suoi abitanti: esso aveva anche un utilizzo di tipo cosmetico e l'Odissea fa molti riferimenti a personaggi che vengono unti.
I Veneziani svilupparono l'olivicoltura: il prodotto veniva spedito a Venezia e anche oggi la parte meridionale dell'isola è quasi completamente coperta da olivi. Vi sono alcuni alberi molto vecchi che come avviene a questa pianta si sono sviluppati in larghezza; nel vederli uno si rende conto che quanto narrato da Omero è ben verosimile.

 

Ingresso grotta delle ninfe

(a sinistra) Ingresso alla Grotta delle Ninfe; (a destra) veduta dalla grotta verso la parte settentrionale dell'isola


 

Spande sovra la cima i larghi rami
Vivace oliva, e presso a questa un antro
Nàiadi sacro. Anfore ed urne, in cui
Forman le industri pecchie il mel soave,
Vi son di marmo tutte, e pur di marmo
Lunghi telai, dove purpurei drappi,
Maraviglia a veder, tesson le ninfe.
Perenni onde vi scorrono, e due porte
Mettono ad esso: ad Aquilon si volge
L'una, e schiudesi all'uom; l'altra, che Noto
Guarda, ha più del divino, ed un mortale
Per lei non varca: ella è la via de' numi.

Odissea - Canto XXIII - traduzione di Ippolito Pindemonte

 

La grotta che viene oggi indicata come quella dove Ulisse nascose i tesori dei Feaci non è proprio vicina alla baia come descritto nel poema: chi volesse ripercorrere il cammino di Ulisse deve prepararsi ad una lunga camminata: se la grotta è di difficile perlustrazione la vista che si gode dal suo ingresso vale la fatica fatta per arrivarvi.

 

Il sito della vecchia città

Il sito della vecchia città


Secondo una fonte veneziana Itaca contava nel 1692 circa 15000 abitanti, un numero molto più alto di quelli attuali (meno di 5000). Quando il timore dei corsari si affievolì gli abitanti gradualmente preferirono vivere vicino alla riva del mare: I forti terremoti che scossero l'isola ed in particolare quello del 1954 portarono alla distruzione ed al conseguente abbandono del vecchio centro abitato: le pietre delle case furono utilizzate per terrazzarne il terreno che divenne un oliveto.

 

La sola chiesetta rimasta in piedi... 

La sola chiesetta rimasta in piedi...

 

e gli affreschi al suo interno

... e gli affreschi al suo interno


 

Una chiesetta è rimasta in piedi e conserva al proprio interno degli affreschi: nel rito Ortodosso uno schermo (iconostasi) separa i fedeli dall'officiante: in questa chiesetta il compito è assolto da una parete: sulla parte superiore sono dipinti il Cristo, la Madonna e S. Giovanni Battista con i Dodici Apostoli; in quella inferiore vi sono affreschi di maggior dimensione che comprendono una bella Madonna.

Sarakiniko

La baia di Sarachiniko oggi pare un posto molto tranquillo


Il nome di questa baia è molto probabilmente un riferimento ai Saraceni, i pirati arabi che infestavano le coste del Mediterraneo.

E con pari vaghezza i due consorti
Del prisco letto rinnovaro i patti.
****
De' mutui lor ragionamenti vari,
Che la notte coprìa, prendean diletto.
***
Tolse a dir, come i Cìconi da prima
Vinse, e poi de' Lotòfagi alla pingue
Terra sen venne; e rammentò gli eccessi
Del barbaro Ciclope, e la sagace
Vendetta fatta di color tra i suoi,
Ch'ei metteasi a vorar senza pietade.
Come ad Eolo approdò, da cui gentile
Accoglienza e licenza ebbe del pari:
Ma non ancor gli concedeano i fati
La contrada natìa, donde rapillo
Subitana procella, e sospirante
Molto e gemente, il ricacciò nell'alto.
Quindi l'amaro descriveale arrivo
Alla funesta dalle larghe porte
Cittade de' Lestrìgoni, e gli ancisi
Compagni tanti, e i fracassati legni,
Fuor che uno, sovra cui salvossi appena.
Gli scaltrimenti descrivea di Circe
E il vïaggio impensato in salda nave,
Per consultar del Teban vate l'alma,
Alla casa inamabile di Pluto,
Dove s'offrîro a lui gli antichi amici,
Ombre guerriere, ed Anticlèa, che in luce
Poselo, e intese alla sua infanzia cara.
Aggiunse le Sirene, innanzi a cui
Passare ardì con disarmati orecchi;
E gl'instabili scogli, e la tremenda
Cariddi e Scilla, cui non vider mai
I più destri nocchieri impunemente.
Né l'estinto tacea del Sole armento,
E la vermiglia folgore di Giove
Altitonante, che percosse il legno,
E i compagni sperdé. Campò egli a terra
Solo, e afferrò all'Ogigia isola; ed ivi
Calipso, che bramava essergli sposa,
Il ritenea nelle sue cave grotte,
L'adagiava di tutto, e giorni eterni
Senza canizie prometteagli: pure
Nel seno il cor mai non piegògli. Al fine
Dopo infiniti guai giunse ai Feaci,
Che al par d'un nume l'onorâro, e in nave
Di rame carca e d'oro e di vestiti,
All'aere dolce de' natii suoi monti
Rimandârlo. Quest'ultima parola
Delle labbra gli uscìa, quando soave
Scioglitor delle membra e d'ogni cura
Disgombrator, sovra lui cadde il sonno.

Odissea - Canto XXIII - traduzione di Ippolito Pindemonte


Estratto da Memorie Istoriografiche del Regno della Morea Riacquistato dall'armi della Sereniss. Repubblica di Venezia stampato a Venezia nel 1692:

Teacchi
L'isola (che da' Greci Thiachi, da' Turchi Phiachi vien detta e hoggidì Teacchi o Cefalonia piccola universalmente chiamasi) si numerosi ne riporta i nomi, quanti furono Auttori che la descrissero; Strabone, e Plinio Itaca la chiamano; il Porcacchi, e Dionisio Afro Nericia l'appellano; Niger Val di Compagno, e Soffiano Val di Compare la dicono.
Questa nel sito riguarda la
Cefalonia, da quale dividesi per spazio del Guiscardo, canale di gran fondo, lungo venti miglia, largo cinque, e tre nel più ristretto; ha la propria figura irregolare più longa, che larga; di copiosi anfratti è sparso il suo continente, e quaranta miglia vanta di giro; molti porti esibisce alla commodità de' legni, tra quali il più conditionato considerasi quello di Vathi, molto fondo, assai sicuro e meglio capace; a questo poco inferiori sono li due, l'uno di Gidachi, l'altro di Sarachinicco; altri pure ve ne sono, a quali non si riflette, perchè poco, o nulla vagliono.
Fu creduta l'habitazione della casta Penelope, e Patria d'Ulisse; inde certe vestiggie di presente apparenti vengono venerate da Cefaleni come fragmenti della di lui habitazione; anticamente havea una Città nominata di Plutarco Alalcomene, hora tiene solo alquanti Villaggi, numerandosi per principali, Vathi, Annoi, Oxoi. Gl'habitanti arrivano al numero di quindici mille, buona parte de quali sono fuorusciti, ed esiliati dall'Isole del
Zante, Corfu, e Cefalonia. Ogn'anno eleggono i Cittadini di Cefalonia un soggetto con titolo di Capitano di Teacchi, quale non và al possesso senza approbatione pendente dall'arbitrio de' Rettori, c'hanno obbligo di trasferirs'ivi alla visita ogn'anno una volta il mese di Marzo, nel quale solo si ponno trattenere, non essendosi l'auttorità di quel Ministro, ch'in ascoltar cause, e nella decisione delle diferenze, ch'occorrer possino.
Andrea Morosini, Figlio di Pietro, quale nel 1622 fu Proveditore in Cefalonia, notifica esser stata levata quest'Isola da Collegati di Michiel Figliuolo dell'Imperatore Paleologo allo stesso Imperatore, e ad'un tal Carlo Tocco di nazione Napoletana. Persona si ben rassegnata alla Repubblica, che rimetteva al giudicio de' Veneti, com'a Supremi, l'appellationi di tutte le Cause, e criminali, e civili.


 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 08 Maggio 2008 13:53 )
 
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