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Itaca (Ithaki) Date principali: - 1085 Roberto il Guiscardo, Re normanno di Napoli occupa per breve tempo l'isola - 1194 Matteo Orsini fonda uno stato autonomo in Cefalonia (Contea Palatina di Cefalonia, che includeva anche Itaca and Zante) - 1483 Gli Ottomani occupano Itaca - 1500 I Veneziani si impadronoscono di Cefalonia ed Itaca - 1797 Alla caduta della Repubblica di Venezia Itaca è occupata da truppe francesi
 L'eroe di Itaca Non si può parlare di Itaca senza pensare ad Odisseo/Ulisse, a sua moglie Penelope e allo straordinario racconto omerico del suo viaggio e della di lei sopportazione.
Ulisse, il figlio di Laerte, io sono, Per tutti accorgimenti al mondo in pregio, E già noto per fama in sino agli astri. Abito la serena Itaca, dove Lo scotifronde Nérito si leva Superbo in vista, ed a cui giaccion molte Non lontane tra loro isole intorno, Dulichio, Same, e la di selve bruna Zacinto. All'orto e al mezzogiorno queste, Itaca al polo si rivolge, e meno Dal continente fugge: aspra di scogli, Ma di gagliarda gioventù nutrice.
Odissea - Canto IX - traduzione di Ippolito Pindemonte |

L'istmo di Itaca e dietro ad esso Cefalonia (Baia di Samo)
Itaca è situata ad oriente di Cefalonia dalla quale la separa un lungo e stretto braccio di mare. Itaca ad un certo punto diventa molto stretta: la parte settentrionale è piuttosto selvaggia e gli archeologi vi hanno trovato tracce di edifici molto antichi che sono naturalmente stati identificati come reggia di Ulisse. Tuttavia non tutti concordano con l'identificazione di Itaca con l'isola del poema omerico.  Veduta della baia meridionale dal sito della cittadina veneziana
La ratta nave ad Itaca approdava. Il porto è qui del marin vecchio Forco, Che due sporgenti in mar lidi scoscesi, E l'uno all'altro ripieganti incontra, Sì dal vento riparano e dal fiotto, Che di fune mestier non v'han le navi.
Odissea - Canto XIII - traduzione di Ippolito Pindemonte |
La descrizione omerica della baia nella quale i Feaci lasciano Ulisse si adatta molto bene a quella di Vathi nella parte meridionale di Itaca. I Veneziani ne parlavano come di un eccelente porto naturale: profondo, ampio e ben protetto dai venti. 
(a sinistra) La baia di Vathi; (a destra) il sito della cittadina veneziana sulla collina sopra Vathi
In questo porto ai Feacesi conto, Dirittamente entrò l'agile nave, Che sul lido andò mezza: di sì forti Remigatori la spingean le braccia! Si gittaro nel lido; e Ulisse in prima Co' bianchi lini e con la bella coltre Sollevâr dalla nave, e seppellito Nel sonno, siccom'era, in su l'arena Poserlo giù. Poi ne levaro i doni, Ch'ei riportò dalla Feacia gente, Per favor di Minerva, e al piede uniti Li collocaro della verde oliva, Fuor del cammin, non s'avvenisse in loro Vïandante, e la man su lor mettesse, Mentre l'eroe dormìa. Quindi ritorno Fean con la nave alla natìa contrada.
Odissea - Canto XIII - traduzione di Ippolito Pindemonte |
Oggi Vathi è una cittadina sul bordo del mare mentre nel passato era posta in posizione più difendibile sul fianco della montagna.

Vecchie piante di olivo Uno degli episodi più commoventi dell'Odissea è quello nel quale Penelope, che è ancora dubbiosa dell'identità dello straniero che ha piegato l'arco diUlisse e con quello ha ucciso i Proci, gli tende un tranello e ordina che il suo letto venga spostato.
Crucciato ei replicò: "Donna, parola T'usci da' labbri fieramente amara. Chi altrove il letto collocommi? Dura Al più saputo tornerìa l'impresa. Solo un nume potrebbe agevolmente Scollocarlo: ma vivo uomo nessuno, Benché degli anni in sul fiorir, di loco Mutar potrìa senza i maggiori sforzi Letto così ingegnoso, ond'io già fui, Né compagni ebbi all'opra, il dotto fabbro. Bella d'olivo rigogliosa pianta Sorgea nel mio cortile, i rami larga, E grossa molto, di colonna in guisa. Io di commesse pietre ad essa intorno Mi architettai la maritale stanza, E d'un bel tetto la coversi, e salde Porte v'imposi e fermamente attate. Poi, vedovata del suo crin l'oliva, Alquanto su dalla radice il tronco Ne tagliai netto, e con le pialle sopra Vi andai leggiadramente, v'adoprai La infallibile squadra e il succhio acuto. Così il sostegno mi fec'io del letto; E il letto a molta cura io ripolìi, L'intarsïai d'oro, d'avorio e argento Con arte varia, e di taurine pelli, Tinte in lucida porpora, il ricinsi.
Odissea - Canto XXIII - traduzione di Ippolito Pindemonte |
L'olivo era molto importante per l'Itaca di Ulisse quando l'olio integrava la magra dieta dei suoi abitanti: esso aveva anche un utilizzo di tipo cosmetico e l'Odissea fa molti riferimenti a personaggi che vengono unti. I Veneziani svilupparono l'olivicoltura: il prodotto veniva spedito a Venezia e anche oggi la parte meridionale dell'isola è quasi completamente coperta da olivi. Vi sono alcuni alberi molto vecchi che come avviene a questa pianta si sono sviluppati in larghezza; nel vederli uno si rende conto che quanto narrato da Omero è ben verosimile. 
(a sinistra) Ingresso alla Grotta delle Ninfe; (a destra) veduta dalla grotta verso la parte settentrionale dell'isola
Spande sovra la cima i larghi rami Vivace oliva, e presso a questa un antro Nàiadi sacro. Anfore ed urne, in cui Forman le industri pecchie il mel soave, Vi son di marmo tutte, e pur di marmo Lunghi telai, dove purpurei drappi, Maraviglia a veder, tesson le ninfe. Perenni onde vi scorrono, e due porte Mettono ad esso: ad Aquilon si volge L'una, e schiudesi all'uom; l'altra, che Noto Guarda, ha più del divino, ed un mortale Per lei non varca: ella è la via de' numi.
Odissea - Canto XXIII - traduzione di Ippolito Pindemonte |
La grotta che viene oggi indicata come quella dove Ulisse nascose i tesori dei Feaci non è proprio vicina alla baia come descritto nel poema: chi volesse ripercorrere il cammino di Ulisse deve prepararsi ad una lunga camminata: se la grotta è di difficile perlustrazione la vista che si gode dal suo ingresso vale la fatica fatta per arrivarvi. 
Il sito della vecchia città Secondo una fonte veneziana Itaca contava nel 1692 circa 15000 abitanti, un numero molto più alto di quelli attuali (meno di 5000). Quando il timore dei corsari si affievolì gli abitanti gradualmente preferirono vivere vicino alla riva del mare: I forti terremoti che scossero l'isola ed in particolare quello del 1954 portarono alla distruzione ed al conseguente abbandono del vecchio centro abitato: le pietre delle case furono utilizzate per terrazzarne il terreno che divenne un oliveto.
La sola chiesetta rimasta in piedi... 
... e gli affreschi al suo interno
Una chiesetta è rimasta in piedi e conserva al proprio interno degli affreschi: nel rito Ortodosso uno schermo (iconostasi) separa i fedeli dall'officiante: in questa chiesetta il compito è assolto da una parete: sulla parte superiore sono dipinti il Cristo, la Madonna e S. Giovanni Battista con i Dodici Apostoli; in quella inferiore vi sono affreschi di maggior dimensione che comprendono una bella Madonna. 
La baia di Sarachiniko oggi pare un posto molto tranquillo Il nome di questa baia è molto probabilmente un riferimento ai Saraceni, i pirati arabi che infestavano le coste del Mediterraneo.
E con pari vaghezza i due consorti Del prisco letto rinnovaro i patti. **** De' mutui lor ragionamenti vari, Che la notte coprìa, prendean diletto. *** Tolse a dir, come i Cìconi da prima Vinse, e poi de' Lotòfagi alla pingue Terra sen venne; e rammentò gli eccessi Del barbaro Ciclope, e la sagace Vendetta fatta di color tra i suoi, Ch'ei metteasi a vorar senza pietade. Come ad Eolo approdò, da cui gentile Accoglienza e licenza ebbe del pari: Ma non ancor gli concedeano i fati La contrada natìa, donde rapillo Subitana procella, e sospirante Molto e gemente, il ricacciò nell'alto. Quindi l'amaro descriveale arrivo Alla funesta dalle larghe porte Cittade de' Lestrìgoni, e gli ancisi Compagni tanti, e i fracassati legni, Fuor che uno, sovra cui salvossi appena. Gli scaltrimenti descrivea di Circe E il vïaggio impensato in salda nave, Per consultar del Teban vate l'alma, Alla casa inamabile di Pluto, Dove s'offrîro a lui gli antichi amici, Ombre guerriere, ed Anticlèa, che in luce Poselo, e intese alla sua infanzia cara. Aggiunse le Sirene, innanzi a cui Passare ardì con disarmati orecchi; E gl'instabili scogli, e la tremenda Cariddi e Scilla, cui non vider mai I più destri nocchieri impunemente. Né l'estinto tacea del Sole armento, E la vermiglia folgore di Giove Altitonante, che percosse il legno, E i compagni sperdé. Campò egli a terra Solo, e afferrò all'Ogigia isola; ed ivi Calipso, che bramava essergli sposa, Il ritenea nelle sue cave grotte, L'adagiava di tutto, e giorni eterni Senza canizie prometteagli: pure Nel seno il cor mai non piegògli. Al fine Dopo infiniti guai giunse ai Feaci, Che al par d'un nume l'onorâro, e in nave Di rame carca e d'oro e di vestiti, All'aere dolce de' natii suoi monti Rimandârlo. Quest'ultima parola Delle labbra gli uscìa, quando soave Scioglitor delle membra e d'ogni cura Disgombrator, sovra lui cadde il sonno.
Odissea - Canto XXIII - traduzione di Ippolito Pindemonte |
Estratto da Memorie Istoriografiche del Regno della Morea Riacquistato dall'armi della Sereniss. Repubblica di Venezia stampato a Venezia nel 1692:
Teacchi L'isola (che da' Greci Thiachi, da' Turchi Phiachi vien detta e hoggidì Teacchi o Cefalonia piccola universalmente chiamasi) si numerosi ne riporta i nomi, quanti furono Auttori che la descrissero; Strabone, e Plinio Itaca la chiamano; il Porcacchi, e Dionisio Afro Nericia l'appellano; Niger Val di Compagno, e Soffiano Val di Compare la dicono. Questa nel sito riguarda la Cefalonia, da quale dividesi per spazio del Guiscardo, canale di gran fondo, lungo venti miglia, largo cinque, e tre nel più ristretto; ha la propria figura irregolare più longa, che larga; di copiosi anfratti è sparso il suo continente, e quaranta miglia vanta di giro; molti porti esibisce alla commodità de' legni, tra quali il più conditionato considerasi quello di Vathi, molto fondo, assai sicuro e meglio capace; a questo poco inferiori sono li due, l'uno di Gidachi, l'altro di Sarachinicco; altri pure ve ne sono, a quali non si riflette, perchè poco, o nulla vagliono. Fu creduta l'habitazione della casta Penelope, e Patria d'Ulisse; inde certe vestiggie di presente apparenti vengono venerate da Cefaleni come fragmenti della di lui habitazione; anticamente havea una Città nominata di Plutarco Alalcomene, hora tiene solo alquanti Villaggi, numerandosi per principali, Vathi, Annoi, Oxoi. Gl'habitanti arrivano al numero di quindici mille, buona parte de quali sono fuorusciti, ed esiliati dall'Isole del Zante, Corfu, e Cefalonia. Ogn'anno eleggono i Cittadini di Cefalonia un soggetto con titolo di Capitano di Teacchi, quale non và al possesso senza approbatione pendente dall'arbitrio de' Rettori, c'hanno obbligo di trasferirs'ivi alla visita ogn'anno una volta il mese di Marzo, nel quale solo si ponno trattenere, non essendosi l'auttorità di quel Ministro, ch'in ascoltar cause, e nella decisione delle diferenze, ch'occorrer possino. Andrea Morosini, Figlio di Pietro, quale nel 1622 fu Proveditore in Cefalonia, notifica esser stata levata quest'Isola da Collegati di Michiel Figliuolo dell'Imperatore Paleologo allo stesso Imperatore, e ad'un tal Carlo Tocco di nazione Napoletana. Persona si ben rassegnata alla Repubblica, che rimetteva al giudicio de' Veneti, com'a Supremi, l'appellationi di tutte le Cause, e criminali, e civili.
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