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 ZANTE (Zacinto) Date Essenziali: - 1194 Matteo Orsini stabilisce un governo locale a Zante (Contea Palatina di Cefalonia, Itaca e Zante) - 1479 i Turchi conquistano l'isola - 1485 I Veneziani conquistano l'isola - 1797 annessa alla Francia dal trattato di Campoformido Fair isle, that from the fairest of all flowers, Thy gentlest of all gentle names dost take! How many memories of what radiant hours At sight of thee and thine at once awake!
How many scenes of what departed bliss! How many thoughts of what entombed hopes! How many visions of a maiden that is No more- no more upon thy verdant slopes!
No more! alas, that magical sad sound Transforming all! Thy charms shall please no more Thy memory no more! Accursed ground
Henceforth I hold thy flower-enameled shore O hyacinthine isle! O purple Zante! "Isola d'oro! Fior di Levante!"
Questo sonetto è stato scritto da Edgar Allan Poe nel 1837. Le ultime parole sono scritte in italiano e si riferiscono a Zante come l'Isola d’oro e Fiore del Levante. L'isola ha una pianura piuttosto grande fra due creste di colline. Le mappe Veneziane del periodo indicano che la pianura era interamente coltivata e che nell'isola si produceva olio e vino. La città di Zante era divisa in 2 parti: la più alta (acropolis) sulla parte superiore della collina, mentre la città bassa era situata intorno al porto. 
Vista della fortezza Oggi la città superiore è quasi invisibile dal mare e perfino dal porto, a causa di un bellissimo bosco di pino. Gli alberi nascondono le mura del grande forte completato dai Veneziani nel 1646 e che sostituì le fortificazioni precedenti fatte dai Greci e dai Romani. 
Entrata della fortezza Le entrate del castello furono costruite dalla parte dei bastioni per avere una miglior protezione; furono decorate con leoni alati e con i simboli dei governatori dell’isola. 
Vecchi e nuovi leoni alati Il simbolo di Venezia può essere visto inoltre in alcuni negozi moderni (che vendono solitamente gli oggetti d'antiquariato ai turisti). Il leone moderno indicato nell'immagine qui sopra è dipinto sotto la parola "Benetzianika" (veneziano), ma non è il leone della Repubblica di Venezia. È il leone della Repubblica Eptanese, il primo governo semi-autonomo Greco che dopo molti secoli ha governato le isole ioniche tra il 1802-10. Eptanese significa (delle) sette isole (Corfù, Paxi, Santa Maura, Cefalonia, Itaca, Zante e Cerigo) e da questo il leone con sette frecce. Il fatto che la Repubblica Eptanese abbia adottato un vessillo molto simile a quella di Venezia, è prova dei buoni rapporti sviluppati durante i secoli fra queste isole e Venezia. Questo leone era inoltre nel vessillo delle isole ioniche (come una piccola Union Jack) durante il protettorato britannico durato fino al 1864. 
Santabarbara, prigione e pozzo all'interno del castello Diversamente dalla maggior parte dei forti veneziani in Grecia, il forte di Zante è molto ben conservato. Ci sono molte indicazioni vicino alle costruzioni più importanti, che contribuiscono a capire come la vita nel forte fosse organizzata. 
Vista dal forte: Castel Tornese e Cefalonia La vista dal forte permette di vedere la costa bassa del Pelopponeso con Castel Tornese visibile sulla collina più alta. La vista sul lato nord mostra le montagne di Cefalonia. 
Dettagli di chiese a Zante Nel 1669 Candia cedette ai Turchi dopo un assedio di venti anni. Francesco Morosini, il comandante della difesa, ottenne di lasciare Candia con la grande flotta veneziana ancora sotto il suo ordine e trasportare non soltanto i soldati, ma anche i civili. I tantissimi rifugiati, che comprendevano sia le famiglie Cretesi che quelle Veneziane, si stabilirono a Zante e l'isola ebbe un aumento significativo di popolazione e risorse, poiché i nuovi arrivati appartenevano ai ceti elevati. La città si trasformò in una piccola Venezia con i porticati e molte chiese (il fatto che la popolazione fosse spaccata fra credenti ortodossi e cattolici fece aumentare il numero di chiese). Nel 1953 un terremoto distrusse quasi completamente Zante e Cefalonia. Soltanto alcune piccole chiese furono in parte risparmiate e furono riportate nella loro condizione originale. 
Torri campanarie a Zante Le torri campanarie di Zante caddero come conseguenza del terremoto e furono ricostruite. Tutte mostrano riferimenti alle torri campanarie di Venezia, e in modo particolare a quella della Basilica di S.Marco. 
Monumento a Ugo Foscolo e la pietra con i versi iniziali del sonetto dedicato a Zacinto Zante grazie alla popolazione cosmopolita ha avuto una vita culturale significativa ed è il luogo di nascita di tre grandi poeti: i Greci Andreas Kalvos e Dionisios Solomos ed l’italiano Ugo Foscolo. Vissero fra il XVIIImo ed il XIXmo secolo e si conobbero. Andreas Kalvos fu il segretario di Foscolo e scrisse parecchi poemi in italiano. Solomos, originario di Creta, scrisse la commemorazione di Foscolo morto nel 1827 in Inghilterra. Solomos è l'autore dell’inno nazionale greco e la più grande piazza di Zante è dedicata a lui. Foscolo è ricordato da 2 piccoli monumenti uno dei quali si trova sul sito della sua casa (perduta). Foscolo dedicò a Zante uno dei suoi sonetti più famosi. A Zacinto Nè più mai toccherò le sacre sponde | Nor ever more to touch the sacred shores | Ove il mio corpo fanciulletto giacque, | Where I was cradled as a tiny boy, | Zacinto mia, che te specchi nell'onde | Zakynthos mine, mirroring in the waves | Del greco mar da cui vergine nacque | Of the Greek sea whence Venus, virgin, rose | _ | _ | Venere, e fea quelle isole feconde | And with her first smile fecundated all | Col suo primo sorriso, onde non tacque | Those islands, so thy fronds and limpid clouds | Le tue limpide nubi e le tue fronde | Entered unsilenced the illustrious tale | L'inclito verso di colui che l'acque | Of him who sang the fateful waters and | _ | _ | Cantò fatali, ed il diverso esiglio | The roaming exile from whose changing paths | Per cui bello di fama e di sventura | Ulysses, splendid with ill-luck and fame, | Baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. | Returned to kiss his rocky Ithaca. | _ | _ | Tu non altro che il canto avrai del figlio, | Naught else thy son can give thee but his song, | O materna mia terra; a noi prescrisse | O my maternal earth: for us stern fate | Il fato illacrimata sepoltura. | Prescribed an unlamented burial. | Ugo Foscolo | Translation © Carl Selph, 1999 For a list of poetry by Carl Selph click here |
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