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Dienstag, 09. Februar 2010
Cerigo (Kythera) PDF Stampa E-mail
Scritto da R.Piperno   
Martedì 05 Febbraio 2008 11:12

English Version

 

CITERA (Cerigo)

Citera, il nome classico dell'isola ricorda la nascita di Venere ed è menzionato nel titolo del dipinto con il quale Antoine Watteau guadagnò l’ammissione all’Accademia di Francia.

 Pellegrinaggio a Citera

Antoine Watteau - Pellegrinaggio a Citera - 1717

 

Cerigo è situata tra il Peloponneso e Creta. Insieme all'isola di Cerigotto (Antikithyra) permetteva il controllo del traffico navale tra il mar Ionio e il mar Egeo e la sua importanza divenne vitale per Venezia dopo la perdita di Modoni e Coroni nel Pelopponeso. Cerigo non è stato mai un buon porto, ma è in ogni caso tornato utile alle navi nel fornire un porto sicuro in caso di maltempo o di attacco dei corsari. Come in molte altre località i Veneziani costruirono una fortezza sfruttando una rocca naturale.

Veduta della fortezza e del porto.

Veduta della fortezza e del porto

 

 

 

La fortezza non era così grande da poter ospitare tutta la popolazione così delle mura furono costruite per proteggere la piccola città.

 

La Fortezza e le mura

La fortezza e le mura che proteggono la piccola Cerigo

 

Cerigo rimase possedimento Veneziano fino al 1797, quando la Serenissima Repubblica di Venezia crollò. Faceva parte delle isole ioniche (oggi invece fa parte della regione di Atene) ed ha seguito il destino di Corfu diventando francese, turco-russa, ancora francese e infine Britannica prima di riunirsi alla Grecia. Il forte fu occupato dalle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale. L'entrata al forte come di consueto era abbellita con il leone alato e gli stemmi dei governatori veneziani. Le tracce di questi simboli sono ancora visibili.

Entrata al forte

Entrata al forte e segni delle vestigia veneziane

 

Il forte racchiudeva le costruzioni principali: la maggior parte di esse è crollata o è in cattivo stato. Soltanto la cattedrale (oggi ortodossa) è ancora in buone condizioni. Gli è stato dato il sapore delle Cicladi verniciandola di un bianco luminoso, ma la sua architettura è tipicamente occidentale.

La Cattedrale di Cerigo

La Cattedrale di Cerigo all'interno della Fortezza


CAMPANE 

Le famiglie più importanti di Cerigo costruirono le loro cappelle funerarie sotto la dominazione veneziana. Poichè non erano abbastanza ricchi da costruire una cappella all'interno del proprio palazzo, le cappelle furono costruite da sole, in prevalenza sotto il forte. Le campane evidenziano la loro origine veneziana.

Le Campane di Cerigo

Le campane di Cerigo

 

CERIGO - Le fortificazioni minori

Modari - Kato Hora (Città Bassa)

La popolazione di Cerigo (Kythira) diminuì sensibilmente tra il 1870 e il 1920: l'ultimo censimento (1864) britannico contò 14500 abitanti: un stima della popolazione fatta nel 1911 ammomtò a 6000; secondo il censimento del 2001 essi si sono ridotti a 3300. Ciò spiega perchè tanta parte dell'isola non sia più coltivata, mentre lo era nel passato perchè si vedono ancora i terrazzamenti delle colline. Anche il secondo borgo dell'isola venne abbandonato: era situato sulla costa occidentale e i Veneziani lo chiamavano S. Nicolò de Modari, ma la gente del posto vi faceva riferimento come a Kato Hora, la città bassa (Pano Hora essendo quella principale).

Porta del 1567

Porta del 1567 

 

L'unico accesso al borgo era costituito da una porta sorvegliata dal Leone di S. Marco: probabilmente sotto al leone c'era una iscrizione: gli stemmi laterali sono dei provveditori dell'isola che ne promossero la costruzione nel 1567 (la data è divisa MD-LXVII tra i due stemmi).

 

Veduta verso la penisola di Maina

(da sinistra a destra): veduta verso la penisola di Maina; un campanile; un affresco raffigurante S.Giorgio in Avios Ioannis Chrysostomos

 

Modari era costruito su uno sperone di roccia tra due ripide gole ad una certa distanza dalla rada dove le navi potevano ormeggiare; è oggi completamente abbandonato; le molte piccole chiese che vi si trovano si sono conservate, mentre il resto degli edifici va in rovina: sono ancora distinguibili la via principale con alcune case a più piani e un forno.



S. Nicolo (Avlemonas)

Veduta della Baia di Avlemonas 

(sopra) Veduta della baia di Avlemonas e di Cerigotto (Antikythira): (sotto) Cerigotto: dietro all'isola si possono scorgere Grambusa e le alte montagne di Candia (Creta)

 

 

 

Nell'antichità e sotto i Bizantini il centro abitato più importante era situato sulla costa orientale in una posizione che consentiva il controllo dello stretto tra l'isola e Cerigotto e quello tra Cerigotto e Candia. Nel 1538 Hayruddin Barbarossa, corsaro Ottomano, vero terrore dei mari, rase al suolo la città (tracce dell'abitato sono state rinvenuta in località Paleokastro (sulla collina) e Skandia (sul mare). Quando nel 1540 i Veneziani tornarono sull'isola decisero di trasferire il centro abitato in una posizione più facilmente difendibile all'estremità meridionale dell'isola.

Il fortino veneziano

Il Fortino veneziano che proteggeva l'accesso alla baia 

 

La baia vicino alla quale sorgeva la città antica costituiva il miglior ancoraggio offerto dall'isola e perciò i Veneziani non vi vollero del tutto rinunciare: costruirono un piccolo fortino che proteggeva in particolare un punto della baia che ha l'aspetto di una piscina naturale.

Interno della fortezza

 Interno della fortezza e vaghe tracce di leoni alati sulle mura e sui cannoni

 

Un paio di vecchie case portano l'indicazione della data di costruzione in italiano anche se all'epoca la dominazione veneziana era già finita da trenta anni.

La piscina di Avlemonas

La "piscina" di Avlemonas e una targa su di un edificio (GG è un riferimento al Re d'Inghilterra Giorgio IV).


Estratto dalle Memorie Istoriografiche del Regno della Morea Riacquistato dall'armi della Sereniss. Repubblica di Venezia stampato a Venezia nel 1692:

Cerigo
Quell'Isola, che da Ponente è la prima dell'Arcipelago, hoggidì Cerigo communemente detta, altresì Tolomeo Cytherea dal nome di Cithero figlio di Phenice chiamola; Porphirusa Aristotele dalla copia de porfidi, de quali abbondan'i suoi Monti, la disse; e altri finalmente Scothera l'addimandorno. Questa è dirimpetto del Golfo Laconico non dilungata dalla Morea, che soli cinque miglia, dall'
Isola di Candia quaranta, e sessanta n'hà di giro: più scogli se gli veggono d'intorno, più porti alle bande gli s'annumerano: à mezzo giorno evvi quello della Fortezza, che per essere poco recipiente, e assai esposto à venti, non è molto considerato; l'altro, ch' è di quà dalle Dragoniere lungi dalla Fortezza dodece miglia, oltre l'esser abbondante d'acqua, e sicuro, è anco capace di grossa armata, ammirandosi in oltre escavato dalla natura un picciol seno à foggia di Darsena, (che può chiudersi a catena) bastevol'à ricevere quaranta Galere, ove pur'evvi una Chiesa col titolo di San Nicolò, senz'esservi alcun'habitazione. Verso Ponente 25 miglia lontano da questo v'è un'altro Porticello detto San Nicolo de Modari per Galeotte, e Barchette, dove parimenti è una Chiesa di S. Nicolò; abbonda quest'Isola di selvaticini, penuria di frumento, vino oglio; onde l'usual al vito non si compra dagl'Abitanti, ch'à caro prezzo; hà molti Villaggi; mà di poca, ò nulla importanza.

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 08 Maggio 2008 13:51 )
 
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