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LEPANTO (Nafpaktos) Date più importanti: - 1407 Venezia acquisisce il porto di Lepanto dopo la caduta dell'Impero Bizantino nel 1204 - 1499 Gli Ottomani prendono Lepanto - 1571 Battaglia di Lepanto tra una flotta cristiana, riunitasi a richiesta del papa e comandata da Don Giovanni d'Austria e la flotta ottomana - 1687 Lepanto viene occupata dai Veneziani ma viene restituita al Sultano nell'ambito della Pace di Karlowitz (1699)
Lepanto (Nafpaktos) è situata a poche miglia ad oriente dei Piccoli Dardanelli lo stretto che chiude il Golfo di Corinto. La cittadina fu fortificata dai Veneziani e gli Ottomani conservarono le fortificazioni apportandovi cambiamenti minori. Queste consistevano di un castello in cima alla collina dal quale due lunghe mura scendevano al mare. Il tratto lungo la costa era anch'esso protetto da mura e tre altre cortine si ergevano tra il mare ed il castello come si può vedere nello schema sottostante. Castello /_______\ /_________\ /___________\ /_____________\ mare 
Veduta delle fortificazioni da oriente L'ingresso al porto era protetto da due torri e da batterie di cannoni. Nel 1570 gli Ottomani attaccarono Cipro e nell'agosto del 1571 conquistarono Famagosta, l'ultima città ancora in mano ai Veneziani. Nel frattempo, accogliendo le preghiere di Papa Pio V, una grande flotta cristiana si era radunata a Messina. La Spagna, Venezia, i Cavalieri di Malta e altri stati italiani facevano parte dell'alleanza: il comando della flotta fu affidato al figlio naturale dell'Imperatore Carlo V, Don Giovanni d'Austria che aveva allora 26 anni. Venezia spostò le sue navi da Corfù e Candia a Messina. L'ammiraglio della flotta ottomana ne approfittò per muoversi dall' Egeo (Negroponte) nello Ionio e da lì nell'Adriatico meridionale dove attaccò città fedeli a Venezia. Tornò poi indietro a Lepanto per approvvigionarsi.

Mura e torri a protezione del porto La flotta cristiana lasciò Messina per le Isole Ionie e all'alba del 7 ottobre 1571 si mosse dalla baia di Samo nell'isola di Cefalonia facendo vela verso Lepanto. Sarebbe stato nell'interesse ottomano evitare il confronto o comunque affrontarlo in prossimità di Lepanto per usufruire dell'artiglieria della fortezza e delle altre due fortezze sui Piccoli Dardanelli: l'ammiraglio del Sultano sottostimò la forza del nemico e pensando che una vittoria navale gli avrebbe aperto la possibilità di ulteriori conquiste andò all'attacco uscendo dal Golfo di Corinto. Neseguì la più grande battaglia tra nevi a remi dai tempi dell'Impero Romano. Le navi erano così vicine che le sorti dello scontro furono decise dal valore dei moschettieri spagnoli. 
Una moschea e cannone del porto Sia Venezia che la Spagna hanno posto targhe commemorative nel porto di Lepanto. C'è anche una statua di Miguel de Cervantes, che combattè nel 1571 e fu gravemente ferito. Il piccolo porto ha mantenuto il suo aspetto antico e anche qualche monumento della dominazione ottomana si è conservato.

Ingresso alla terza cortina dele mura; veduta della quarta cortina e del castello; una fontana ottomana Le tre cortine murarie interne avevano una sola porta protetta da una torre. In generale le mura sono in buone condizioni, ma la parte più alta dell'abitato è abbandonata e va in rovina.
 Ingresso alla quarta cortina muraria ed al castello Il castello è circondata da una bellissima pineta. Degli edifici che esistevano al suo interno ben poco è rimasto.  Vedute dal castello: il porto e i Piccoli Dardanelli Dal castello si hanno delle bellissime vedute che ricompensano dello sforzo fatto per arrivarci. In particolare è molto suggestiva la vista sul piccolo porto.  Affresco di Antonio Danti nei Musei Vaticani (Galleria delle Carte Geografiche) e carta geografica del 1900 La vittoria di Lepanto fu salutata con grandi cerimonie in tutta l'Europa occidentale ed in particolare la celebrarono come una vittoria della Cristianità Papa Pio V ed il suo successore Gregorio XIII il quale la volle raffigurata nella Sala delle Carte Geografiche: il puntino rosso indica la posizione di Lepanto. Nella mappa inglese del 1900 (che conserva ancora in parte la toponomastica veneziana) è possibile avere una percezione più precisa dei luoghi dello scontro. (sopra) Baia di Samo; (sotto) Isola di Oxia (Isole Curzolari) Le due flotte si scontrarono nei pressi di un isolotto che oggi si chiama Oxia, ma che allora faceva parte delle Isole Curzolari nome dato ad un piccolo arcipelago di isolotti disabitati vicini alla costa settentrionale del Golfo di Patrasso. Per questo motivo i Veneziani parlarono di Battaglia delle Isole Curzolari piuttosto che di Battaglia di Lepanto.
Estratto dalle Memorie Istoriografiche del Regno della Morea Riacquistato dall'armi della Sereniss. Repubblica di Venezia stampato a Venezia nel 1692: Lepanto Lepanto dalli Latini detto Naupactus, dal Volgo Epactos, dalli Turchi Einebachti, giace nella Livadia alle rive poco discoste dalla bocca del Golfo, che di Lepanto pure si chiama quest'è Città Archiepiscopale situata d'intorno à picciola Montagna di figura conica, nella di cui sommità evvi la Fortezza recinta con quattr'ordini di grosse mura, separate da alcune Valli, ne quali vi dimorano gl'Abitanti. Il suo porto non gira, che cinquecento piedi, e potrebbe chiudersi à catena, non avendo la bocac larga, che cinquanta; onde non riceve, che parco numero di piccioli Navigli, quali alle volte ne anco ponno uscirne, confinati dalla scarsezza dell'acque, e s'un tempo vi si ricovrava colle proprie Galeote il famoso Corsaro Durach Bey, ciò riusciva per una particolar vigilanza di mantenerlo netto. Quattr'erano quivi i Tempij all'Idolatria, quando sussisteva il Gentilesimo, in ciascheduno de quali adoravasi un partcolar falso Nume, cioè Nettuno, Venere, Esculapio, e Diana; ad Esculapio v'eresse colla machina gl'Altari Falisio in adempimento del voto fatto, nel mentre soggiaceva à grave infermità degl'occhi; ora soggetta agl'Ottomani vien governata da un Vaivoda, e vi sono sette Moschee, due Chiese per i Greci, ch'ivi vivono abbietti, e vilipesi da que' barbari, e tre Sinagoghe per gl'Hebrei; le delitie, che per la condizione del sito mancano à Cittadini dentro, abbondano dalla natura, e dall'arte fuori nella parte di Levante vicino al Mare, ove sorgono gran quantità d'acque, che dopo dato il moto a varij edificij di polvere, è coadivuto al lavoro de marrocchini, frequente mercatura de Paesani, scorrendo à piedi d'una dozina de Platani ben grandi, formano è per la vista, e per i freschi deliziosissimo posto; s'estendono indi per què contorni vaghi giardini con folte riviere di Cedri, Limoni, e Aranci. Il Territorio poi è al maggior segno fertile di Vini i migliori di tutta la Grecia. Non cedeva facilmente à qualunque forza prima dell'uso del cannone; tributava nel 1408 al soglio della Grecia, ne potendola sostenere Emanuel allora imperante, lasciòla alla Republica di Venezia; avuta che l'hebbero i Veneti, la ridussero in stato di ben resistere a grossi bronzi: stancò nel 1475, alla pugna un numero di trenta mille Turchi, costringendoli dopo continuato assedio di quattro, e più mesi a vergognosamente partirsene: seguiva lieta all'ubbidienza del comando Veneto, ne avrebbe cangiato un dominio si pio col tirannico giogo della Tracia, quando nel 1498 combattendola per mare, e per terra munita di cento cinquanta mille soldati Baiazet secondo, non l'avesse obbligata à farlo. Conserva non ostante anco al presente indelebili gl'impronti di S. Marco non permettendo il Cielo, che si cancellino le gloriose memorie di quest'invitta Republica, dove per l'honor di Dio non solo profuse, mà è per spargere di nuovo il sangue. |
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