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Samstag, 04. September 2010
Modon (Methoni) PDF Stampa E-mail
Scritto da R.Piperno   
Mercoledì 06 Febbraio 2008 13:55

English Version

MODON (Methoni)

Date più importanti:
- 1125 I Veneziani occupano Modon.
- 1500 Il Sultano Bayazet II invade il Peloponneso e costringe i Veneziani ad abbandonare Modon.
- 1686 I Veneziani guidati da Francesco Morosini riconquistano Modon.
- 1714 La guarnigione veneziana si arrende agli Ottomani.

Le rotte marittime del passato seguivano a breve distanza la linea di costa. Ciò rese Modon, un piccolo porto all'estremità della più occidentale penisola del Peloponneso, uno scalo di grande importanza nella rotta tra il Mar Ionio e l'Egeo e più in generale nei collegamenti tra l'Italia e il Levante. Per questo motivo Modon e la vicina fortezza di Corone erano chiamati gli "occhi di Venezia".

Accesso alla ortezza

Accesso alla fortezza da terra dopo gli accrescimenti del primo Settecento (il ponte in muratura è un'aggiunta dell'ottocento)

 

Modon svolgeva in particolare un ruolo importante nel dare assistenza e vettovagliamento alle navi che portavano i pellegrini in Terrasanta. Questi si imbarcavano a Venezia su convogli che si susseguivano con cadenza regolare tra giugno e settembre per utilizzare i prevalenti venti occidentali.
Dal 1227 il Senato regolamentò l'attività: le navi non potevano eccedere il numero di pellegrini autorizzato, il capitano era tenuto a sbarcare i pellegrini nello scalo da essi richiesto e non poteva effettuare commercio di mercanzie a meno che questo non fosse stato pattuito esplicitamente nel contratto. Il viaggio durava circa sette settimane: le navi costeggiavano l'Istria e la Dalmazia e poi le Isole Ionie: si fermavano a Modone e da qui proseguivano per Cerigo (Kythira), Candia (Crete), Rodi, Cipro, e infine Jaffa in Palestina. Dopo aver visitato i luoghi santi i pellegrini si recavano al monastero di S. Caterina sul Monte Sinai e da lì in Egitto dove si imbarcavano ad Alessandria per far ritorno a Venezia.

Ingresso di Terra

(a sinistra) Ingresso di terra; (centro) decorazione settecentesca; (a destra) mura medievali dietro all'ingresso.


Felice Fabri, un monaco domenicano che si recò in Terrasanta nel 1483 ha lasciato scritto di Modon (traduzione libera dal testo originale):
"Il 15 di giugno, festa dei SS. Vito e Modesto, all'alba giungemmo in vista di Modon: gli schiavi dovettero penare sui remi tutto il giorno perchè il vento non era favorevole: infine a sera entrammo nel porto." Subito scendemmo nelle scialuppe e giungemmo in città dove trovammo i pellegrini che erano partiti con Mastro Agoostino. Io condussi quelli del mio gruppo a sentir messa dai Frati Predicatori: il priore e gli altri confratelli si ricordavano di me perchè già vi ero stato nel mio pellegrinaggio del 1481. Dopo la messa andammo al forno gestito da un tedesco che prepara le gallette per le navi: lì cenammo. Altri pellegrini andarono per cena dai Cavalieri Teutonici. Dopo cena salimmo sulle mura e ne facemmo il giro ammirando quelle imprendibili fortificazioni. Modon non è su una isola ma, su di una penisola del continente che appartiene per la maggior parte agli Ottomani. Ci unimmo ai pellegrini di Mastro Agostino e facemmo una sola allegra brigata, anche se ciò dispiacque ai due capitani i quali, avendo litigato ed essendo rivali, pensavano che anche noi fossimo punti dallo stesso veleno e non ci volessimo vedere. E invece mangiammo e bevemmo assieme tutto il giorno, lieti di esserci incontrati a metà del viaggio, perchè si dice che Modon sia a metà strada tra Venezia e Gerusalemme; al suono del corno dei rispettivi capitani facemmo ritorno sulle galee: Mastro Agostino partì subito, noi il dì seguente."

Mura interne

Mura interne della parte più antica della fortezza e ingresso principale

 

Un altro pellegrino, Pietro Casola, viaggiò nel 1494. Il suo racconto contiene delle osservazioni assai interessanti:
"E tuti se lamentaveno de uno extremo caldo, excepto li Tedeschi e certe altre natione, quale disse predicando el venerabile domino fra' Francesco, che mangiaveno e bevevano da la matina fin a la sera e poi andaveno a dormire senza cena. Quisti tali non sentivano el caldo; nui altri el sentivamo purtropo..
Tandem Deo dante, gionsemo a Modono a le XX ore e tuti smontoromo a grande fùria, non aspectando fosse gitata l'ancora, tanta era la voglia de andare a terra, benché in vero mon se li trovasse poi troppo concio de alogiamenti per peregrini, comenzando al Venerabile Patre chi usciti de galea, andando al convento de Santo Francesco; et io el sequitai, cedendo de megliorare conditione, ma li fu de fare asai. A pena trovassemo de l'ova; io fece la cugina al meglio sapeva, per refìciare el Patte Predicatore; a me ogni cosa era bono. ...
Dicta cita è in piano; bate el mare le mure et ha un porto recipiente de ogni grande navilio; è forte de ftìuse e con ponti levatori ad ogni porta, che sono al mio contare quattro. È ben fornita de torre e sono a le torre et a kiroure de grande bombarde e de ogni grosseza. Verso terra ferma è fortissima; e tutavia si fa più forte adiungendoli la Signoria una grande fossa e dopia, murata de grosse mure; e sera una cosa stupenda e ben posta, quando sera fornita. Ha uno borgo asai grande e pur murato. A me pare che in dicto borgo sia el più forte de li lavorerii de seda, o vero cfa'el sii perché lì habitano de molti Iudei, homini e temette, che lavorano de seda."

La parte più antica

La parte più antica della fortezza e l'intera fortezza vista dalla sua estremità settentrionale; sullo sfondo l'isola della Sapienza.

 

Il borgo menzionato da Pietro Casola è la vasta area tra le fortificazioni medievali e il mare: le mura medievali consistevano di una semplice cortina intervallata da torri quadrate.

Leoni di S.Marco

Leoni di S.Marco sui bastioni Loredan (a sinistra) e Bembo (a destra); iscrizione e stemmi sul bastione Bembo

 


Nel 1460 i Veneziani costruirono nuove mura in grado di resistere all'artiglieria ottomana e un grande bastione quadrilatero chiamato Bembo dal nome del provveditore del tempo. Vennero anche costruite mura attorno al borgo fino al mare: tra le vecchie mura e il borgo sorgeva una grande piazza del mercato.

Piazza del mercato

Piazza del mercato: colonna di granito sulla quale era posto un Leone di S.Marco, bassorilievi con leoni.


I Veneziani misero una statua raffigurante il Leone di S. Marco su di una bella colonna di granito trovata in un relitto a Cerigo: secondo l'iscrizione vi fu posta nel 1493; altri simboli della Serenissima che una volta erano su edifici pubblici sono stati murati dagli Ottomani sulle mura medievali.

Castel da Mar

Castel da Mar

 

I Veneziani costruirono sul mare una possente torre (Castel da Mar) per difendersi da un attacco della flotta ottomana: subito fuori ne costruirono un'altra più piccola su di uno scoglio: questa è oggi chiamata colla parola turca Bourtzi. Entrambe le torri furono modificate e rafforzate durante la dominazione ottomana ed una pietra con lo stemma dei Foscolo finì murata sullo stipite della porta del Castel da Mar. Durante la seconda occupazione veneziana (1686-1714) un nuovo ampio bastione (Bastione Loredan) fu aggiunto sul lato orientale della fortezza: una iscrizione del 1714 ne celebra il completamento: non servì a molto perchè pochi mesi dopo la guarnigione si arrese senza combattere.

Torre ottomana

(a sinistra) Torre ottomana (Bourtzi); modifica cinquecentesca di una precedente torre veneziana; (a destra) Stemma Foscolo


Estratto da Memorie Istoriografiche del Regno della Morea Riacquistato dall'armi della Sereniss. Repubblica di Venezia stampato a Venezia nel 1692:

Modone
Entro ai limiti di Belvedere, ch'è quell'amena, e fertile Provincia nel Peloponneso estesa, la dove era l'antica Messenia, tra l'altre Città numerasi sotto l'Arcivescovato di Patrasso l'Episcopale, e celebre Emporio, da Sosiano MODONE, da Turchi MUTUNE, e da Plinio chiamata in memoria di Methena Figliola d'Eoner METONE, non lungi da Corone, che dieci miglia, da Napoli di Romania cento venti, e settantadue da Capo Matapan, il di cui sito favorito di circonstanze forti dalla natura, e dall'arte, attrovasi sopra un Promontorio, ch'avanzato nel Mare di Sapienza, fronteggia colle coste dell'Africa con sicuro, e commodo Porto a piedi, dove risiede il Sangiaco della Morea, Ministro di stima appresso la Monarchia Ottomana.
Nel corso di secoli soggiacque agl'insulti di chi volea avanzarsi a soggiogar colla Provincia il Regno; onde antemurale riguardevole al medemo, come ben spesso combattuta, e vinta, così più volte costretta a sostenere con suoi tributi di varie nationi il comando.
Ottennero il possesso di questa per i Spartani i popoli di Napoli, che per sometterla al freno, introdussero nella piazza una Colonia. Indi a poco ambitiosi gl'Illirici d'ingrandimento, creatisi per dominante un Rè, posta in piedi poderosa armata scorsero le vicine campagne, arrivando a Modone, finsero da quelle genti, come amiche, volere procacciarsi le vettovaglie; ma poco cauti i Cittadini, dando fede alle loro bugie, corser'a gara a portarli le provisioni chi di pane, chi di vino, ed'altro, quando sul più bello usciti quasi tutti gl'habitatori dalla Fortezza, gl'Illirici con la Spada alla mano assalendo ogni sesso, molti n'uccisero, e molti fecero schiavi, restando la Città saccheggiata e distrutta. L'imperatore Traiano teneramente amando il misero avanzo di quei traditi, generosamente li diede privilegi, e franchiggie, colle quali aristocraticamente si governarono sin'al tempo di Constantino, che da Roma passò a Constantinopoli con la sua fede, à cui restando soggeti, non lasciarono il solito modo di vivere come capi riverendo solo gl'Imperatori.
Nel 1124 la combattè, e vinse il Doge Domenico Michele, che per la terza volta da Terra santa facea ritorno, trionfante per li gloriosi acquisti di Tiro, ed Ascalona in Soria, Rodi, Scio, Samo, Lesbo e Andro nell'Arcipelago, à quali memorabili imprese vi si aggiunse la sconfitta data all'Armata infedele coll'espulsione di questa dall'assedio di Zaffo; e quantunque l'anno susseguente fosse rilasciata al greco Impero, nulladimeno nella divisione di questo, fatta l'anno 1204, ritornò alla Republica, alla quale nel 1208 fù rapita da Leone Vetrano di natione Ligurico, di professione Corsaro, che non molto la resse, poichè in breve fatto schiavo nell'Hellesponto, fù condotto a Corfù, e strozzato da mano Carnefice; riportò in trofeo delle sue ingiuste rapine il supplicio d'una morte infame; a causa della quale confusi, e dispersi li suoi, riuscì con poco sforzo al Dandolo, e Premarino racquistarla al natio Dominio. Ma Baiazette Secondo, che per accrescere il proprio Impero vegliava all'acquisto de più Paesi, nel 1498 munito d'un Corpo di cento cinquanta mille Combattenti, la strinse per espugnarla, e diroccando à precipitio col cannone le mura al Borgo, obligò i Capi, ad eseguire la consulta di ritirarsi colle spoglie entro la Città, nella quale pure sperimentorno mai sempre più violenti gl'impulsi dell'Inimico; dal che angustiat'i Veneti, havrebbero piegato alla resa, quando l'Armata della Republica staccatasi dal
Zante non havesse affrettato il soccorerli; qual pervenuta a fronte de Turchi nulla prezzando i cimenti, venne alla zuffa, , che fra varij successi, diede addito ad'una Feluca di spingersi a ragguagliare a que' Popoli la costante risolutione di provederli com'anco riuscì; poichè dall'Armata Veneta quattro Galere col carico di munitioni: trapassando queste le squadre Ottomane, ad onta loro conseguirono a salvamento il Porto: successo felice sì: ma origine di lagrimevol disgratia, poichè abbandonati dal Presidio i posti per ricever festosi i sospirati soccorsi; i Turchi, che dall'altra parte applicavano alla vittoria, conosciuti absenti gl'ostacoli si valsero dell'ocasione, entrando furiosamente nella Piaza, dove con strage horrenda, diedero saggio della loro tirannide, sotto la qualefinì i giorni di sua vita Monsignore Andrea Falconi, che vestito in Pontificale, animava que Popoli a sostenere l'incursione di quegl'infidi.
Iddio ch'a tempo punisce, chi con sacrilega mano non isdegnò imporporarsi nel sangue de Pastori Ecclesiastici memore del scempio di questi barbari benche ritardata la vendetta sin quasi al spirar di tre secoli, volle poi finalmente ch'il braccio robusto de suoi più fidi la eseguisse; non tutto ciò in quella guisa, che ben doveasi perche nel cuor de fedeli scintillando la carità non può regnarvi, in uno l'ombre della Tiranide; Quest'anno 1686: ch'è quell'anno apunto in cui penuriano nella fertilità medesima le palme, mentre copiosi i campioni per coronarsi le tempia tendono a introlarle doppo esperimentato da Turchi per il continuo di 16 giorni il Veneto valore s'aresero in fine avedendosi che troppo ruvinoso era il loro eccidio quando congiuratogli dalla Regina dell'aque unita al fuoco; il Morosini già è il prode, che rinforzato da generosi guerieri abbate coll'aspetto aterra col guardo quei popoli, che se sano, pure non vogliono apprezzare gl'eserciti di Christo. Gli successi nel fatto sono varij, moltiplici s'anumerano le contingenze da chi ne diede in luce distinte notitie, s'adduce quivi solo come li 7 Luglio all'hore 22 esposero gl'assediati bandiera bianca, al che seguiti i capitoli della resa uscirono il terzo giorno con armi è bagaglio, consegnato già anticipatamente il Torione della Marina, perche così richiesti dal Generalissimo; al numero di 4000 erano gli habitanti trà quali mille habili alla Militia; l'imbarco l'hebbero per Barberia; nella Città e Fortezza vi sono rimasti 100 pezzi di Cannone di bronzo detratone nove.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 08 Maggio 2008 14:21 )
 
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