
EGINA (Aegina) Date principali: - 1204 Franchi (Catalani) occupano l'isola dopo la conquista di Costantinopoli ad opera della IV Crociata - 1451 I Veneziano rilevano il comando dell'isola dai Catalani - 1540 Venezia cede Aegina ai Turchi alla fine della terza guerra Venezia-Turchia (1537-40) - 1654 Breve occupazione di Francesco Morosini durante la guerra di Candia - 1687 occupazione permanente dei Veneziani - 1714 Ritorno dei Turchi - 1821 Rivolta contro i Turchi. Nel 1828 Egina per un breve periodo fu capitale della Grecia Egina (Aegina) è un'isola situata al centro del Golfo denominato Golfo Saronico, che in passato si chiamava anche Golfo di Egina. Una piccola baia sulla punta nordoccidentale ha fornito un porto eccellente che nel VI secolo A.C. non aveva rivali nella zona. La costruzione da parte di Tenmistocle del Pireo, che dotava Atene di un porto, dette luogo a diverse guere tra gli abitanti di Egina e gli Ateniesi. Nell’antichità la città di Egina era situata su una piccola collina a nord del porto naturale. Fu protetta con mura da Attalos I, re di Pergamo, che conquisto l’isola nel 211 A.C. Nel 133 A.C. Attalo III donò Pergamo (ed Egina) ai Romani. 
L'area della Torre protegge il porto e sorveglia la colonna Nei periodi medioevali l'isola fu spesso saccheggiata dai pirati e i suoi abitanti venduti come schiavi. Col tempo il sito a nord del porto fu abbandonato a favore di una località a sud di esso. Una torre medioevale (rinforzata dai Veneziani durante la loro seconda occupazione) ha protetto il porto fino a quando in tempi recenti è stata demolita per meglio espandere il porto di Egina. I cannoni sono ancora sul molo e sono puntati verso l'unica colonna sopravissuta del tempio di Apollo. Nel 896 i pirati Saraceni razziarono parecchie volte Egina (quando faceva parte dell'impero di Bisanzio) e gli abitanti furono costretti ad abbandonare la zona intorno al porto costruendo una nuova città su una collina interna. Per quasi 1000 anni questa città è stata chiamata Egina. La città è stata protetta da un piccolo castello alla parte superiore della collina. Nel Settecento gli abitanti la abbandonarono lentamente per ricostruire la città vicino al porto. Oggi il luogo è denominato Paleo Chora (vecchia città). 
Veduta di Paleo Chora (città Vecchia) Il castello fu rinforzato dai Veneziani durante la loro seconda occupazione, ma nel 1714 la piccola guarnigione Veneziana si arrese senza combattere. Era infatti in prevalenza composta da mercenari e in aggiunta vi è da dire che l’esercito Turco che invase Egina era molto grande. La pace di Passarowitz in 1718 diede ai Turchi il controllo completo del mare Egeo, che perciò non si curarono di mantenere il castello, del quale oggi ben poco è rimasto. 
Mura della Fortezza; le chiese gemelle di S.Giorgio e Demetrio; una cisterna Secondo le indicazioni delle guide, Paleo Chora contava 365 chiese. Di sicuro aveva molte piccole chiese, spesso gemellate per la popolazione di credo Cattolico e Ortodosso. La devozione degli abitanti ha permesso di conservare circa 40 chiese. 
Chiese di Paleo Chora: chiese gemelle di St Charalambos; Taxiarches, Metamorphosis e S. Efthemios; S.Giovanni Parecchie chiese mantengono interessanti affreschi con aspetti sia Bizantini che occidentali. Gli architravi delle chiese sono decorati con differenti generi di croci e altri simboli religiosi. La chiesa di San Giorgio conserva un'iscrizione del 1533 che fa il riferimento al Governatore Veneziano di Napoli di Romania la cui giurisdizione copriva anche l’isola di Egina. 
Rilievi della chiesa di S.Macrino e iscrizioni Veneziani nella chiesa cattolica di S.Giorgio La collina di Paleo Chora non è il punto più elevato dell’isola, ma si ha comunque una buona vista sul porto e sul litorale dell’Attica e di Atene (oggi coperti sempre da una nuvola di smog). 
Veduta dalla fortezza verso Egina e Atene Anche se queste pagine sono dedicate al periodo veneziano di Egina, sarebbe impossibile non fare un accenno al tempio di Aphaea, un santuario costruito sulla parte nord-orientale dell'isola, dal quale si intravedono sia il Partenone che il tempio di Capo Sounion. Il luogo è stato scavato nel 1811 e molte sculture sono state trovate e vendute al Re di Baviera (ora le possiamo trovare a Monaco di Baviera). Il tempio Dorico è dedicato a Aphaea, che significa invisibile/sparita, un nome dato a Britomartis di Gortyna, figlia di Leto, che era desiderata da Minosse, re di Creta. Britomartis si nascose a Minosse per nove mesi fino a che, disperata, non si gettò in mare dal quale fu salvata dai pescatori di Egina dove potè trovare rifugio nel bosco. 
Il tempio di Aphaea
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